
Il
pappagallo di GiuseppeDei miei fiumi il primo
fu
una diga presagio di quell'arte
che mi fu propria nella
fanciullezza
e che pure non fu marziale
la ritensione e la continenza
l'astinenza a volte dalla vita
o da quel che si prende per tale
Dunque sulla diga del Lago di Penne
venni alla coscienza e al mondo
Non lontane le vette più alte dell'Appennino
e l'altipiano silente del Gran Sasso
e il Tirino di cui allora non seppi nulla
In collina ma sulle rive del fiume Pescara
al cospetto della madre Maiella
e nei gorghi delle doline
tra gli ulivi cupi e il tardo zufolare del vento
tra le canne di un non felice giardino
nel quale continuo a contare le dipartite
fui adolescente
avvezza all'odore dell'Adriatico
e alle sue solitudini invernali
al biancheggiare perpetuo sulla battigia
al fremito ininterrotto e vitale
all'allargarsi improvviso dell'onda
abbandonata sulla sabbia e distesa
sognante le prossime sponde
riversa ritratta e perduta
Sulle passeggiate dorate
dell'Arno,
languida
come al lanquire del tramonto
rosseggia infiammato il cielo sul Ponte di Marte
come una cartolina del passato
in un taccuino di viaggio
sta la mia giovinezza
nell'infausto tentativo
di inzuppare la spugna
tuttavia ricolma di sale
nel celebrato incanto
dell'aurea perfezione
delle forme e della misurazione
agrodolce dell'arte
che avevo soltanto potuto spiare.
Sul Tevere placido
talvolta e ripetutamente
ho trovato gli amici,
ho creduto d'essere molti
ho partecipato
all'euforia che mi avevano raccontato
quando ero molto piccola
il Cinecittà, le fughe a casa di Nazareno Fonticoli,
le passeggiate a Via Veneto
la storia del gatto Mascione
che per esser sempre
pronto a saltare sulle salsiccie
appese in cantina nella casa vestina
finiva per essere un personaggio barocco e
romano, che il cielo mi assolva!
Del Brembo e del Serio
non posso che i nomi,
furono di una sola stagione
la più gelata
nella Val Brembana
il rintocco delle campane di S. Alessandro
nella stanza superiore
i sentieri che scendono fino a Como
i Crotti e il Resegone arancione al mattino
la via Priula fino in Val Tellina
la tua foto da bambino
le tarsie lignee di Lorenzo Lotto
e poi le infinite discussioni
sulla natura dell'astrologia.
Inadeguata non solo a leggere le carte
del codice Grumelli.
Di ritorno dalla Val Gardena
alla stazione di Verona
poi a Cremona a cenare,
a Mantova il canto delle pietre
Al Donizetti i Lieder di Schubert
A Lecco, a Como, a S. Tomé, a Civate
Sul Lago io al trapezio tu allo Spinn
Sui monti da Novate Mezzola fino a S. Moritz
la vita
tutta insieme
E a Friburgo la Dreisam
il fiume dal nome celtico "che corre veloce"
Di nuovo la Dreisam corre con me
Il Danubio e il Reno
solo di passaggio
e più sulle carte inseguendo
la captiva Veleda di Stazio,
profetessa dei Bructeri "renopotai"
Per poco il Marry River
e il tuffo controcorrente
la vittoria sulla paura
di serpenti, ragni o febbre che fosse
l'ho fatto mentre pensavo
alle tue parole, tuttavia meschine:
"temi anche di una scatola
di pelati".
Quindi il tocco dell'Oceano
nella baia di Melburne
e la città sospesa come sull'acqua
sull'altra sponda
lontana nella foschia
un miraggio forse più onesto
di quello di New York
che tutti mi continuano
a raccontare
mentre umile trascrivo
le carte dal celebre "Ottimo" commento
a Dante della Morgan Library
an honest ghost
quella di Patrizio
nell'Amleto.



