Chi sono, cosa sono, che faccio. Belle domande a cui non è facile dare una risposta, a meno di rifugiarsi nei dati anagrafici - età 53 anni, altezza 1,80, occhi verdi, studi laurea in architettura. Ma perché scrivo? potrei dir che ho iniziato a farlo perché stando sempre in giro per il mondo, per motivi di lavoro, volevo comunicare a mio figlio al mia presenza; per cui ho cominciato a mandargli fiabe, storie e racconti di viaggio. Potrei dire che ho sostituito la parole scritte alla pittura che amavo e amo più di me stesso e che ho abbandonato quando mi sono accorto che la gente usava lo zaping non solo sul televisore, ma per tutto il mondo circostante. Forse scrivo per non sentirmi solo, forse perché mi sono accorto che a molte persone piace sentirmi raccontare e le mie storie le fanno sentire meno sole.
Forse... è solo una domanda e come diceva Socrate:
Una domanda vale più di cento risposte.
Una domanda può avere mille risposte.
Una domanda può non avere mai una vera risposta.
Quindi cercherò di rispondere nel modo che mi è più congeniale: vi racconterò una storia, piccola piccola che forse parla di me. Non so se questo vi interesserà, forse no, forse si.
Comunque e in qualunque caso è stato un piacere trovare il vostro sito e, in un certo senso, fare al vostra conoscenza.
Un cordiale saluto Massimo Carubelli
Il giorno, quando la luce del sole toglie spessore allo stato delle cose e crea solo false prospettive e ombre accettabili io sono il capo.
Riunioni, incontri, decisioni, mancanza di incertezza.
Paura.
Sorrisi falsi, denti a sciabola che mandano lampi di luce, potere.
Paura.
Pranzi di lavoro che diventano festini cannibaleschi.
Paura.
E la lotta folle per far accettare a tutti i propri sogni rivestendoli di inutili dati, numeri, grafici; insulsi segni sulla carta .merda priva persino della sua puzza.
Ma i sogni sono in me, urlano in me. Li vedo, so che esistono anche nella realtà. Possono esistere, devono esistere.
Solitudine.
È così fragile un sogno; una piccola porcellana, un elegante e sottile bicchiere di cristallo è più forte e resistente di un sogno.
È così facile rubare un sogno; un sorriso, una carezza, una calda notte damore e il sogno viene carpito, stracciato, cambiato, insultato tradito.
Solitudine.
Un aeroporto, le poltroncine rigidamente razionali, le attese, i simboli che sintetizzano il mondo scorrono veloci .attesa, . La gente intorno a te; una donna che si ritocca il trucco, una madre che insegue il figlio, una coppia che ostenta il segreto del nuovo amore, un uomo grasso nella sua autorità che si fruga di nascosto il naso.
Solitudine.
Un albergo. Dio sono tutti uguali? Deferenza da carta di credito. Le stesse frasi recitate in mille lingue. Efficienza da sala operatoria.
Cosa mi porto in un viaggio? Solo bagaglio a mano nelle giuste misure dei metal detector, spegnere il cellulare prima del decollo, chiedere al personale di bordo lautorizzazione ad usare il computer durante il volo.
Ma riesco sempre a contrabbandare una grande eccedenza di peso.
Nulla da dichiarare?
Si signor agente! 50 anni di speranze, 10, 100 vite di sogni, il desiderio di amare, lo sguardo pieno di fiducia di mio figlio, il ricordo bruciante delle mie sconfitte, la gioia per aver costruito un bellissimo castello di sabbia che il mare non è riuscito a distruggere, un bellissimo aquilone che ho regalato al vento e al sole, la mia stanchezza, il mio desiderio di morire e quello di vivere ancora un giorno, il mio cuore rubato da una bocca a forma di fiore e da due piccole mani che come farfalle si sono poggiate sulla mia pelle. Lamore in cui ho sempre creduto anche quando sono stato tradito, la mia sofferenza, la mia gioia, la mia paura, il mio coraggio pieno di vigliaccheria.
Le notti.
Passate a cercare, a vagare per strade sempre diverse eppure simili.
La notte è in me, cammino su marciapiedi umidi, mi appoggio al bastone e sento il toc di un vuoto infinito sotto lasfalto. Lodore della notte riempie le mie narici, i gas di scarico, i profumi da pochi soldi, il peccato, il sesso con i suoi ansimi e i suoi gemiti, gli incubi, il pianto di un bambino e lodore sonnolento di un seno che allatta.
Un caffè semivuoto, un bicchiere leggermente scheggiato in cui naviga una birra oleosa. Un ubriaco che ha scoperto la verità fondamentale della vita peccato che domani, al sorgere del sole lavrà già scordata.
Insegne che si accendono e si spengono.
Il mio sigaro acceso, il suo sapore che mi consola dellassenza di altri sapori proibiti o dimenticati.
Una vetrina illuminata; i manichini guardano altrove, stanchi per unintera giornata di gentile complicità.
Vedo il riflesso del mio volto, spettrale tra i colori dei vestiti e delle carte colorate.
Mi guardo.
Appoggio la mano al vetro e avvicino la faccia. Al di là del vetro una mano si appoggia alla mia e unaltra faccia mi scruta.
Guardo i miei occhi, le piccole rughe che li circondano e vedo un vecchio con la disperata voglia di essere un bambino.