La Terra bianca
C'e' uno spazio, uno spazio bianco che e' di nessuno
e' li' che si incontrano le nostre diversita', i nostri differenti colori,
gli accenti, le inflessioni e
quel che siamo.
Lo spazio bianco, dove ci tendiamo la mano e' la superficie levigata
che ci permette di divenire
altro da quel che siamo:
rami o rose, pietre o
ruscelli,
un mosaico si compone e scompone,
come dentro un caleidoscopio.
Maastricht marzo 2001
Racconto breve per il concorso " Grinzane / Cavour " avente per tema il viaggio
Le cicale, soavi abitanti del cuore
ovvero " Canti di viaggi estivi "
Per molti
un retaggio del DNA, per altri uno sport nazionale, per altri ancora un'arte
ricca di valenze etno/antropologiche miscelate ad innate doti di psicologia.
Insomma, la conoscenza " on the road ", l'approccio corpo a corpo
in uso nella Penisola, rivolto alle turiste straniere in visita nella patria
di Giotto é qualcosa di più di un semplice fenomeno di costume.
Piazza Navona, che conserva ancora l'antica struttura ad ellisse della corsia
agonale, laddove nell'antica Roma i giochi erano un passatempo del popolo
ed uno strumento di consenso per il potere, oggi é una delle più
belle piazze del mondo, luogo ideale per la conoscenza pret-à - porter.
E' settembre, c'é sole, gli occhi pescano forme e colori in una luce
blu cobalto, Enrico, deciso ad intraprendere il suo viaggio verso l'ignoto,
dove per ignoto si intende la ricerca di un incontro, il percorso da effettuare
per accomunare due individui che sinora avevano ignorato la loro reciproca
esistenza, telefona all'amico Amedeo e gli propone una passeggiata per l'ellisse
di piazza Navona. Poco dopo i due amici sono nell'ex arena e si concentrano
su diversi fattori: primo, il gradevole aspetto dell'altro sesso, la sua possibile
apertura, provenienza, interessi culturali, infine la scelta del punto strategico
per sedersi nella migliore prospettiva accanto al tavolo che ospita la/le
turiste. Campari, acqua tonica e salatini e lo sguardo a simulare alternativamente
indifferenza e ricercare complici messaggi di ritorno. Oltre, anche l'orecchio
non dorme, in allerta per localizzare quale la lingua parlata dalle due ragazze.
Spagnolo?
Bene! Un sorriso, uno sguardo per richiamare l'attenzione e via a descrivere
alcuni aspetti della bellezza delle fontane, soprattutto quella dei 4 fiumi,
concepita da Bernini ad esaltazione del barocco e dell'abbondanza di acqua
presente nella capitale.
A seguire, un garbato invito ad una passeggiata che si rivela essere una piccola
maratona per monumenti ed angoli sconosciuti della città e Valeria
e Ines, argentine di Buenos Aires, seppur stremate, dimostrano di apprezzare
la compagnia dei due amici italiani che comunicano con loro in una neolingua
angloispanica. Il tour prosegue il giorno dopo, ma stavolta Amedeo non c'é
dato che Ines accusa un passeggero malore ed allora sono Enrico e Valeria
che convengono un rivedersi.
Enrico, ad ogni buon conto lo sa che le sue " promenades romaines "
- tragitti archeo/sentimentali da lui proposti spesse volte hanno riscosso
il plauso delle viaggiatrici. E' anche vero per converso che molte si sono
lamentate, per non aver avuto diritto ad una riedizione del tour.
Perché ? Perché si puo' vivere una bella favola, molto meno
probabile é esserne parte integrante.
Viaggi emozionanti, viaggi del cuore, viaggi che squassano a volte i sensi e le oleate geometrie che ci si era ripromessi di seguire per il restante tempo della nostra vita, dopo giuramenti di fedeltà al dio del cinismo sentimentale. Tutti itinerari che non possono per vocazione rispettare un dettagliato programma, cancellata definitivamente dal vocabolario la parola progetto, vivono giorno per giorno, disegnati da una mano o per meglio dire dalle arterie piú o meno ispirate del cuore. Cosí, forse, anche per Valeria ed Enrico? Forse, perché è sempre sull'incertezza che si gioca il nodo d'ogni nostro destino e la formula magica delle emozioni. Facili felicità sono sempre perdenti nei confronti di amori giocati sulla corda del trapezista.
Nelle umane vicende esiste " l'eterno ritorno " ma è anche
vero " che il simile genera sempre il differente " e allora ecco
che anche per Valeria ed Enrico una passeggiata notturna al mare, tracciando
passi nella camera oscura della notte, coprotagonista il cielo stellato ha
per effetto l'incontro di due labbra, sinora sconosciute.
Il poi é un proseguire in crescendo di romanticismo e tenerezze sugli
scalini del Gianicolo, con la città che potrebbe cullarsi nel palmo
della mano e che offre, dietro il filtro di una discreta luce dorata, tutte
le sue gemme.
Roma é effettivamente un grande palcoscenico compiacente e se a questo si aggiungono gli ingredienti della passionalità e dell'entusiasmo l'esperienza puo' essere condotta all'estremo. A seguire le amiche si separano, proseguono il loro cammino nella materna Europa e sul ciglio italiano prendono direzioni opposte, Valeria in Grecia, Ines in Sicilia, entrambe in definitiva per un percorso di conoscenza a ritroso attraverso le origini.
Da questi frammenti di terre spezzate e cullate dai cristalli di acque orgogliose
di essere cosí belle, Valeria spedisce uno dopo l'altro messaggi in
bottiglie elettroniche ad Enrico, che nel frattempo é partito alla
volta del suo attuale paese di lavoro: le " terre basse d'Europa ".
Il fine è quello di ricongiungersi lassú verso il Nord, nel
paese dei mulini e degli ombrelli. Cosi' Enrico corre all'aeroporto di Amsterdam
ad incontrare di nuovo Valeria per ospitarla nella sua casa di Maastricht,
alla periferia della terra degli Orange. Stavolta tutto avviene, a porte chiuse
o quasi, Valeria, ad eccezione di un condensato tour della città di
mezz'ora trascorre il fine settimana nella graziosa casa di Enrico. L'incontro
fisico puo' creare fratture insanabili, non piu' cancellabili cosí
come puó far vivere un'esperienza di assoluto, laddove per assoluto
si intende la ricongiunzione degli opposti, l'armonia ricomposta di due emimondi
che si cercano perennemente e cosí giustificano in questa loro ricerca
sé stessi e quel che li attornia.
In questo caso, Enrico e Valeria, due sensibilità affini che si pescano
nella tombola del destino e che intonano il loro splendido canto del cigno.
Infine Amsterdam, volo KLM 627 destinazione Buenos Aires, con un arrivederci
che suona musicalmente come un addio seppur con promesse di " porte aperte
" e di rincontrarsi di nuovo e presto, forse a Parigi. Quel che segue
sono splendidi messaggi computer/trasmessi, telefonate sfus/ate il giorno
e la notte e due vite che si tendono la mano, ma la deriva dei continenti
li allontana sempre piú cosicché, come un segnale morse che
dice " aiuto mi manchi, ti amo ", all'inizio violento, forte, incurante
delle ombre e delle paure della notte, il segnale, senza mani/scialuppe di
soccorso, si indebolisce e perde voce sino ad affievolirsi contro l'iceberg
del tempo, sino a diventare un sottofondo sempre meno percettibile, sino a
perdersi come un'eco, definitivamente, similmente al prodigioso suono del
corno d'Orlando a Roncisvalle.
Tutto si arresta lí per ripartire di nuovo.